anno 2006 – … E vissero tutti felici e contenti

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Il presente progetto propone la realizzazione di un laboratorio teatrale, nei modi e nelle forme di uno “spazio” educativo, formativo, terapeutico e culturale che esalta le doti creative e le abilità espressive dell’individuo.
“Fare teatro”, infatti, è una ricerca permanente, un percorso di esplorazione finalizzata alla ricerca di se stessi, anche in rapporto agli altri, agli eventi, al mondo.
Vivere il teatro, da protagonisti o da semplici spettatori, è una magnifica esperienza che scopre orizzonti e abbatte confini, riscopre valori e veicola idee, esplora la vita e regala emozioni.
Il laboratorio proposto è un corso di primo livello, nel quale le discipline coinvolte, peculiari dell’arte drammatica, sono tradotte in esercizi e attività pratiche e manuali, atte ad avvicinare l’allievo al linguaggio teatrale nella sua forma più spontanea.
Le attività di laboratorio si concludono con un saggio dimostrativo che intende offrire all’allievo l’esperienza del palcoscenico e del confronto con il pubblico.
Il laboratorio teatrale viene condotto, nelle attività laboratoriali, teoriche e pratiche, e nella realizzazione dello spettacolo finale, da la compagnia teatrale LA MANDRAGOLA TEATRO, struttura professionale presente e attiva sul territorio, impegnata, oltre che nelle produzioni di spettacoli di prosa per l’infanzia e la gioventù, nella didattica delle discipline teatrali, nella promozione di eventi culturali, nella formazione di artisti, tecnici e figure professionali dello spettacolo, nell’organizzazione di manifestazioni e rassegne.
Molti ritengono che l’attività teatrale sia qualcosa che accade solo sul palcoscenico, oltre quella linea che separa gli attori da un pubblico passivo che riconosce come artisti solo coloro che rappresentano. Altri ritengono, invece, che il teatro non sia appannaggio solo di poche persone dotate, ma che riguardi la comunicazione tra individui, verbale, fisica ed emozionale, e come tale sia patrimonio di tutti. Tale filosofia, propria dell’arte terapia, è stata applicata con notevole successo nell’ambito dell’assistenza sanitaria, della riabilitazione e dell’educazione speciale.
Il laboratorio teatrale realizzato con gli utenti del Centro Benessere LA MONGOLFIERA ha fatto proprie entrambe le teorie.
L’intervento non si è svolto, infatti, in ambito sanitario ma teatrale e si è rivolto ad un pubblico vasto che raccoglie individui con e senza problemi di comunicazione, i quali, facendo teatro, hanno messo in gioco le proprie risorse, scoprendo insieme nuove motivazioni per migliorare se stessi. L’attività teatrale all’interno di un gruppo stimola al confronto con gli altri, a verificare le proprie capacità di adattamento, a migliorare l’ascolto, la comprensione e l’accettazione di sé, a condividere stati emotivi, disagi, paure e scoperte, a sviluppare i processi di comunicazione, a liberare la propria creatività, a scoprire o confermare le risorse personali.
Dunque, “fare teatro” è sempre una splendida esperienza che permette di verificare quanto la pratica teatrale possa essere importante non solo come strumento educativo, terapeutico e di socializzazione per individui che abbiano o meno difficoltà di vario grado e natura, ma anche come mezzo efficacissimo di diffusione di una cultura che non sia solo “della solidarietà”, ma che verrebbe di definire “della civiltà”.
In teatro, infatti, dove le differenze sono risorsa e patrimonio condiviso, dove le differenze si assottigliano fino quasi a sparire, dove non si pone un confine rigido tra la norma e la diversità, la persona è libera di esprimere emozioni, sentimenti e stati d’animo.
 E’ importante, perciò, che questo veicolo di cultura sia messo a disposizione di tutti affinché si formi una società capace di riconoscere nell’unicità di ogni individuo una ricchezza da condividere e non una diversità che spaventa.
Partiamo dal teatro, dunque, dalla sua magia, da quelle storie fantastiche, da quei tanti personaggi verosimili e fiabeschi per creare un mondo che abbia un senso e non recite patetiche e teatrini dove il disagio è esibito e applaudito da spettatori desiderosi di sentirsi buoni
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